Le scansioni cerebrali dello studio condotto dalla ricercatrice Sara Lazar’s mostrano che la meditazione può cambiare la dimensione di aree importanti del cervello, migliorare la nostra memoria e renderci più empatici, compassionevoli e capaci di affrontare lo stress

La cosa interessante è venuta fuori quando i neuroscenziati hanno preso in considerazione l’età dei partecipanti.

Invecchiando si sa, la corteccia cerebrale si riduce ed è per questo che man mano che si invecchia è più difficile imparare cose nuove, ricordare cose vecchie: quello che è interessante nei risultati di questo studio è che in questa particolare zona del cervello la corteccia dei partecipanti 50enni che meditavano era pari a quella dei 25enni, suggerendo che la pratica della meditazione può rallentare o prevenire il naturale declino cerebralelegato all’invecchiamento.

Questo studio ha ricevuto molte critiche, quasi tutte incentrate sul fatto che è brutto da dire ma, si sa, quelli che meditano sono un po’ strani…

Così gli studiosi hanno deciso di ripetere lo studio focalizzandosi questa volta su un gruppo di persone che non avevano mai meditato prima (Hölzel B., Carmody J. et all., 2012). Hanno effettuato le scansioni cerebrali e hanno inserito i partecipanti in un programma di 8 settimane di riduzione dello stress durante il quale è stato detto loro di meditare per 30 -40 minuti al giorno. Trascorse le 8 settimane le scansioni cerebrali sono state ripetute e i risultati hanno mostrato un aumento della materia grigia in queste zone:
Ippocampo sinistro: connesso all’apprendimento, alla memoria e alla regolazione delle emozioni
Giunzione temporo-parietale: importante per empatia, compassione e assunzione di una prospettiva
Amigdala: gestisce le emozioni, in particolare la paura.
Qui al contrario è stata riscontrata una diminuzione della materia grigia, in pratica più i partecipanti riferivano una riduzione dello stress, più la loro amigdala risultava più piccola.
Questo è molto interessante se correlato ad un altro studio condotto su dei topi da laboratorio.
Gli studiosi hanno misurato l’amigdala di un gruppo di roditori, dopidichè li hanno sottoposti ad un programma di 10 giorni di stress e, misurando nuovamente l’amigdala, hanno trovato che quest’ultima era diventata più grande. E fin qui ci siamo: l’amigdala è correlata alla paura e allo stress, i topi sono stati stressati quindi l’amigdala è diventata più grande. Viceversa l’amigdala di coloro che hanno cominciato a meditare si è ridotta, associandosi ad una diminuzione dello stress.

Qui arriva la cosa interessante: alla fine del programma di stress, i ricercatori hanno lasciato i roditori da soli, nella condizione iniziale da cui erano partiti e 3 settimane dopo hanno misurato di nuovo la loro amigdala, trovando che era ancora grande, non era diminuita: sebbene quindi i roditori fossero nel loro ambiente, al sicuro, senza alcuno stress, mostravano ancora segni di stress agendo in maniera nervosa e rimanendo in un angolo anzichè esplorare l’ambiente.

Questo è esattamente lo stesso risultato dello studio sulla meditazione: nulla era cambiato nell’ambiente di coloro che avevan o seguito il trainingi di meditazione, i partipanti avevano ancora il loro lavoro stressante, i loro problemi familiari e le loro ansie ma eppure l’amigdala era diventata più piccola e avevano riferito una minore quantità di stress.

Messi insieme questi risultati mostrano che i cambiamenti dell’amigdala non rispondono ai cambiamenti dell’ambiente bensì ai cambiamenti nel modo in cui le persone reagiscono e rispondono ai cambiamenti nell’ambiente. E la meditazione va a toccare proprio questo aspetto.

La meditazione quindi può letteralmente cambiare il nostro cervello, non si tratta di una moda new age o di un effetto placebo.
Chi la pratica da un po’ di tempo sa che ha un effetto molto positivo sulla vita di ogni giorno ma tutti coloro che sono indecisi, che magari ne hanno sentito parlare ma non ci credono tanto o semplicemente per la nostra cultura occidentale questi risultati sono davvero essere importanti.
Se ce lo dice persino la scienza è il caso di dargli una possibilità 😉

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