hatha_yogaLo yoga chiede a coloro che lo praticano non d’emarginarsi, ma di trovare il proprio modo d’essere per uscire dal bozzolo della mentalità collettiva.

L’emancipazione della persona comincia da una maggior sensibilità per tutto ciò che fa di essa un essere unico tra altri esseri unici, con i quali può incontrarsi non tanto attraverso la modalità regressiva della competizione, quanto piuttosto attraverso quella dello sforzo collettivo (come avviene, per esempio, nei corsi di yoga) per mettere in comune, ciascuno per ciò che è, un patrimonio di esercizi universali.

Soli sul proprio tappetino, spesso con gli occhi chiusi, non ci si sta a porre il problema di che cosa fanno gli altri o se questi sono più o meno avanti in una data posizione, ma ci si preoccupa soltanto di realizzare l’esercizio richiesto quanto meglio è possibile, utilizzando la circolazione d’energia generata dal gruppo e che indipendentemente dall’entità dello stimolo impartito dall’insegnante, offre un supporto.

Quest’atteggiamento comporta un progressivo distacco dai criteri d’eccellenza ai quali abitualmente ci rifacciamo un po’ in tutti i campi, e ci porta a scoprire che i ruoli e le funzioni non sono essenziali alla nostra realizzazione personale, anche se questa realizzazione passa per la vita in società, che connota il nostro essere-al-mondo.

Il desiderare di riuscire non è contrario allo spirito dello yoga, che distingue tra lo sforzo, la sensibilità e l’intelligenza impegnati nell’azione e i risultati dell’azione stessa . Anche se i risultati si misurano in termini quantitativi e costituiscono eventualmente l’oggetto di una dinamica competitiva, solo lo sforzo, la sensibilità e l’intelligenza sono formativi e sfuggono completamente alle leggi della competizione. Quando si capisce questo, diventare Superman o “rendere possibile l’impossibile” non ha alcuna importanza, così come non ha alcun valore l’impedirsi d’aver successo nelle proprie attività.

Ai fini dell’adattamento dell’individuo al proprio ambiente, lo yoga svolge un ruolo equilibratore, catalizzante e creativo.

La competitività odierna rappresenta una forma di violenza, ma ‘individuo che privilegia il qualitativo al quantitativo – portato quest’ultimo, dalla società industriale e tecnologica – recupera un valore fondamentale del suo senso della vita e fuoriesce dal sistema chiuso del confronto, per adottare un ideale pratico più rispettoso dei ritmi propri e altrui, senza peraltro rinunciare all’efficacia del confronto stesso.

Gli sportivi, gli uomini d’affari che praticano  yoga sembrano apprezzare questa vera non-violenza, che non impedisce loro d’impegnarsi fino in fondo e che comincia con degli esercizi corpore.

Allentare il controllo, imparare a portare un gesto a compimento senza “tirare”, senza farsi male, accogliere la respirazione nella sua lentezza e nella sua espansione naturali, ascoltare i “messaggi” delle sensazioni, sedare le tensioni psichiche e mentali; tutte queste abitudini trasformano la loro percezione dell’ostacolo da affrontare, non li lasciano disarmati, ma creano una seria fermezza sulla quale contare con fiducia.

                                                                                                                                Y. Tardan – Masquelier

                                                                                                                                Lo spirito dello Yoga

 

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