Colui che controlla il respiro,
controlla la mente,
colui che controlla la mente controlla il respiro.
(Upanishad)

La vita inizia con il primo respiro e termina con l’ultimo, nel mezzo c’è la nostra vita. Il respiro è strettamente legato a tutti i piani del nostro essere.
Il respirare è certamente l’atto simbolico e concreto più importante e necessario, totalmente connesso con il concetto di vita autonoma.

Al momento della nascita, ci prepariamo al più grande passaggio della nostra esistenza, entriamo in un mondo nuovo e sconosciuto, e ci stacchiamo definitivamente dalle sicurezze del passato, da un luogo caldo, confortevole e protettivo che è stato l’utero della nostra mamma, e ci affacciamo alla nuova vita con un gesto che esprime l’accoglienza e la disponibilità a questa nuova realtà: il primo respiro.

Nel momento in cui veniamo al mondo, l’unità degli opposti diventa irrimediabilmente una realtà del passato. Il primo respiro del neonato segna l’inizio del processo d’inspirazione ed espirazione che durerà tutta la vita.

Prima della nascita, il cuore indiviso del feto è irrorato da un unico flusso di sangue, tuttavia con l’ingresso nel mondo esterno, polare, la parete che divide il cuore si chiude completamente determinando la formazione delle due camere cardiache. Ciò che prima era una cosa sola, si divide ora in due poli. L’unità fisica del flusso sanguigno termina, proprio come l’unione fisica di madre e figlio.

Solo accettando di vivere entrambi i poli della vita riusciremo a raggiungere una nuova forma di armonia.

L’ampiezza e la freddezza di tutte le nuove esperienze vengono sperimentate durante l’inspirazione. La cassa toracica si dilata e l’aria fresca fluisce in noi; quando espiriamo, la tensione si allenta, il corpo ritorna alla quiete e al vuoto, si esprime l’armonia. Mentre l’inspirazione interrompe la pace al termine dell’espirazione, l’espirazione rallenta la tensione dell’inspirazione.

Nel respiro troviamo tutto ciò di cui abbiamo bisogno per lo sviluppo; non solo la possibilità di vivere gli opposti, ma anche il modo di unificarli, il modo di entrare per accedere a stati sempre più profondi.

 

Benché il respiro fluisca autonomamente per la maggior parte del tempo, siamo in grado di modificarlo consapevolmente in ogni momento. Possiamo respirare più profondamente o più superficialmente oppure variare il ritmo del respiro, se solo vogliamo. Non appena smettiamo di portargli attenzione, però il centro respiratorio situato nel cervello riprende immediatamente il controllo.
Il respiro è l’ermafrodito delle funzioni corporee; in esso si mescolano e si completano il lato conscio e inconscio dell’uomo.

Poiché il respiro si trova nel proprio ambiente sia nel mondo esteriore sia in quello interiore, invisibile, attraverso la respirazione abbiamo l’opportunità di entrare in contatto con questi piani.
Se interveniamo attivamente e soprattutto consapevolmente, sul nostro modello di respirazione predominante, l’energia può raggiungere la zona di confine tra subconcio e coscienza vigile. I due lati del nostro essere possono entrare in contatto e tra di loro può avere luogo una sorta di dialogo. Il respiro ci porta in contatto l’energia vitale primaria.

L’ossigeno che ad ogni inspirazione penetra nel nostro corpo ci collega in ogni istante con la vita stessa.
La vita comincia col primo respiro e finisce con l’ultimo. L’ossigeno è il carburante primario di tutte le cellule e tutto il movimento ha origine dalla sua reattività. Il fuoco ne ha bisogno per alimentare la fiamma e ogni motore sfrutta la sua forza esplosiva.

CREATIVITA’ NEL RESPIRO
La nostra società vede la vita umana come un movimento lineare, a senso unico. Anche il respiro può essere visto come il movimento monotono di una pompa. In questo modo degradiamo i processi meravigliosi del corpo umano ad un movimento meccanico bidimensionale e ci priviamo della gioia di vivere altre possibilità.

In questo modo non siamo più in grado di percepire il collegamento tra espirazione (abbandono, morte) e inspirazione (nuovo inizio, rinascita, proseguimento).

Il respiro ci fa riscoprire un tutto armonico e fluido.
Metaforicamente questo può accadere trasformando il “su e giù” del movimento lineare in movimento circolare. Il cerchio non conosce inizio e fine, rappresenta la ruota della vita, che collega l’esistenza umana al flusso di tutti i processi naturali. L’immagine del respiro come un’onda e come la lemniscata, il segno d’infinito della matematica.
E’ di fondamentale importanza ritrovare il valore del respiro per la comprensione della nostra vita, e soprattutto per un’esperienza piena a aperta a ciò che la vita ci propone.
Recuperare il profondo significato del nostro respiro è un percorso lungo, che richiede coraggio, disciplina, dedizione, e grande passione. Come ogni esperienza di crescita ed evoluzione personale, c’è il momento della chiamata, in cui consapevolmente o meno intraprendiamo questo percorso, ma non esiste un momento in cui il percorso termina.
Se ne capiamo il vero significato, sappiamo che questo percorso durerà un’intera vita. E siamo certi che, durante il nostro viaggio, avremo un compagno che ci sarà sempre accanto, che ci darà energia e salute, ci permetterà di gestire le emozioni, ci consentirà spazi di rilassamento e di profonda pace, di insegnerà a stare nel “qui ed ora” , ci permetterà fare esperienza del concetto metafisico di “essere uno con tutto”… questo prezioso compagno sarà il nostro respiro.

Inspiro ed espiro: significato simbolico

Se osserviamo separatamente le due fasi del respiro, individuiamo il loro carattere polare.

Inspirazione

Forza di volontà e attività sono le caratteristiche dell’inspirazione. Il movimento dell’inspirazione è indotto dalla contrazione dei muscoli respiratori, soprattutto del diaframma, che determina una depressione nella regione toracica e una sorta di risucchio dell’aria inspirata. È quindi innanzitutto una contrazione muscolare quella che produce l’inspirazione.

 

Da un punto di vista simbolico, questa rappresenta la parte attiva, e quindi maschile, del respiro, l’inspirazione è il rappresentante simbolico di tutte le forze attive presenti nel nostro essere, anche di quelle che non abbiamo mai utilizzato.

Dalla nostra disposizione ad inspirare possiamo riconoscere in che misura siamo pronti ad avventurarci in ambiti nuovi e imprevedibili della nostra vita, ma anche quanto siamo disposti a impegnarci per raggiungere i nostri obiettivi. Nell’inspirazione si realizza simbolicamente il nuovo inizio. Nel momento dell’inspirazione abbandoniamo il porto sicuro del nostro ambiente consueto. Possiamo paragonare l’inspirazione a tutti quei personaggi mitologici che affrontano il mondo alla ricerca della felicità. Chi parte alla conquista del mondo ha bisogno di coraggio, audacia e combattività. In tutte le favole e i miti che descrivono il cammino degli eroi ritroviamo questa tematica.

Fin da bambini impariamo a reprimere l’aggressività. Controllare il nostro potenziale aggressivo è sicuramente necessario perché possano esistere maturazione interiore e cultura esteriore.
Tuttavia, bandire qualsiasi tipo di aggressività dalla propria vita significa perdere la forza vitale primaria.
La fuga dall’aggressività conduce alla remissività e spesso alla debolezza. Per trovare la vitalità dobbiamo affrontare il mondo e fare esperienze. L’inspirazione simboleggia questo processo sul piano fisico (chi non inspira a difficoltà a combattere nella vita).
Un altro aspetto necessario per l’inspirazione e per andare incontro al mondo con coraggio è l’ingenuità, lo stupore, la leggerezza del bambino. Grazie alla forza dell’audacia e alla leggerezza giocosa si incontrano le forze inconsce dell’uomo.

La forza di volontà data dall’audacia da sola non basta, perché solo le forze infantili conferiscono al volere la capacità di trovare un inizio. La leggerezza giocosa del bambino lo fa essere nel posto giusto al momento giusto e ad agire spontaneamente, così come l’atto volontario dell’inspiro deve essere naturale e non forzato.

In ogni inspirazione esercitiamo questo rituale di attivazione della forza vitale.
Durante l’inspirazione possiamo sfidare i nostri draghi e combatterli.
Una volta affrontati e sconfitti i demoni, avremo accesso alle acque della vita, alla fonte.

Espirazione

Nel viaggio simbolico del respiro siamo giunti all’apice, finita l’inspirazione, utilizzata tutta la nostra capienza, si prospetta il cambiamento, le forze attive maschili, non possono andare oltre, quello che si poteva fare è stato fatto.

È arrivato il momento di abbandonare tutto ciò che finora è stato trattenuto. È giunto il momento di abbandonarsi, dobbiamo lasciare che il resto accada da sé.

Tutti gli eroi devono percorrere questo cammino per superare il proprio orgoglio, solo pochi individui sono in grado di affrontare la seconda parte del loro compito terreno.
La mancanza di abbandono all’ espirazione, così frequente oggi, può servire da metafora a questo riguardo.
Rilassamento e apertura costituiscono la controparte di adattamento e tenacia. Questo polo opposto può divenire attivo solo con la rinuncia a qualsiasi volontà o azione. E’ arrivato il momento del termine del cammino nel mondo esteriore, materiale. Bisogna cambiare strategia.
L’espirazione può aiutarci a trovare la via d’accesso al mondo femminile, al nostro equilibrio interiore.

L’espirazione comincia all’apice dell’inspirazione, quando ormai è stato accolto tutto ciò che era possibile accogliere. Perché la forza vitale possa fluire dobbiamo superare il nostro desiderio di possesso. Non c’è nulla che dobbiamo fare per espirare correttamente; la cassa toracica è dilatata, i muscoli respiratori sono contratti e non appena allentiamo la tensione, il respiro fluisce autonomamente all’esterno. Quanto più ci abbandoniamo, tanto più armonioso e completo sarà lo svuotamento dei polmoni.

Il compito dell’espirazione è quello di rendere comprensibile e gestibile l’ignoto mondo interiore.

Il respiro nell’immaginario individuale, nelle tradizioni , negli archetipi, esprime la creazione, la nascita, la vita. Nei miti e nell’inconscio collettivo del genere umano è il soffio vitale che da origine alla creazione.
Il respiro è il primo tramite tra il creatore e il creato.

“ Chi ascolta il suo respiro non è lontano da Dio.
Ascolta chi dimora alla fine della tua espirazione,
ascolta chi dimora alla fine della tua inspirazione.
Vi è là realmente qualche secondo di silenzio,
più profondo del flusso e riflusso del mare,
qualcosa che ci porta all’immensità dell’oceano.
Smetti di ruminare sul significato delle cose.
Impara ad immergerti nel flusso e riflusso del tuo respiro.
Impara a meditare come l’oceano.
L’esistenza è un mare continuamente pieno di onde.
Tu guarda come le innumerevoli onde appaiono sulla superficie del mare,
dalla profondità dell’oceano,
mentre il mare resta nascosto nelle onde.
Percepisci quello che è nascosto nelle onde.
Scopri nella profondità del tuo respiro,
il respiro di Dio.”

Padre Serafino

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Bibliografia

– Stanislav Grof, “L’ultimo viaggio”, Ediz. Urra
– B.K.S. Iyengar, “L’albero dello Yoga”, Ediz. Ubaldini
– Swami Satyananda Saraswati, “Asana, Pranayama Mudra Bandha”, Ediz. Satyanada Ashram Italia
– Larry Rosemberg, “Respiro per Respiro”, Ediz. Ubaldini
– Rudiger Dahlke, Andreas Neuman, “ La straordinaria forza terapeutica del respiro”. Ediz. -Tecniche Nuove
– Michael J. Shea, “Terapia Craniosacrale Biodinamica”, Ediz. Somaticaedizioni

 

Pubblicato da Eva Ishvari insegnante di Yoga Integrale e Meditazione e Operatrice Olistica

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