Negli ultimi mesi mi è capitato più volte si sentire parlare dei telomeri, di cui fino a poco tempo fa conoscevo a malapena l’esistenza.

In parole povere, i telomeri sono come dei cappucci dentro ai quali si conservano i nostri geni ed hanno un ruolo fondamentale nell’invecchiamento cellulare e nelle malattie.

Se siamo troppo stimolati (cortisolo alto), preoccupati o tesi, accorciamo i telomeri, cioè acceleriamo il processo di invecchiamento delle nostre cellule.

Se invece abbassiamo le tensioni il corpo riattiva le sue risorse, si rigenera, respira, attiva enzimi fondamentali come la telomerasi per aumentare la lunghezza dei telomeri, che come abbiamo detto proteggono il nostro DNA e la cui lunghezza può servire a determinare l’età biologica dell’organismo.

Quando i telomeri diventano troppo corti la cellula smette di replicarsi e va incontro alla morte cellulare.

E’ stata la biochimica australiana Elizabeth Blackburn che ha scoperto tutto ciò e questo le è valso il premio Nobel nel 2009. Osservando al microscopio il Tetrahymena, un curioso protozoo da lei definito “feccia da stagno” (v. foto) nei giorni di frustrazione e Bip Bippadotta (il pupazzo tutto peli del Muppet Show) nei giorni lieti, Elizabeth ha trovato la data di scadenza che tutti gli animali, uomo compreso, portano scritta nelle loro cellule.

Oggi queste scoperte sono il fondamento di una nuova scienza della longevità.

Gli studi scientifici dimostrano (come potete leggere nell’articolo che segue) che la pratica regolare dello Yoga ha un effetto protettivo sulla lunghezza dei telomeri e sull’enzima telomerasi, responsabile del mantenimento dei telomeri…. quindi GLI SCIENZIATI HANNO DIMOSTRATO CHE PRATICARE YOGA REGOLARMENTE RALLENTA SENSIBILMENTE L’INVECCHIAMENTO CELLULARE !!!!

Inoltre, alcune forme meditative dello Yoga, come il KUNDALINI YOGA (in particolare la meditazione Kirtan Kriya), sono state utilizzate per AUMENTARE IL FLUSSO SANGUIGNO CEREBRALE in aree della corteccia prefrontale associate all’attenzione e hanno dimostrato di MIGLIORARE LA MEMORIA.

Condivido con voi un articolo che ho trovato recentemente in inglese (e che ho tradotto) e che tratta proprio dell’argomento Yoga e Telomeri….. se vi interessa procedete con la lettura, altrimenti non mi offendo, vi abbraccio con affetto e… alla prossima !!!

Per chi volesse trovarlo nella versione originale in inglese questo è il link: https://kundaliniresearchinstitute.org/?page_id=1019#four

INVECCHIAMENTO CELLULARE: COME MANTENERE LA SALUTE E L’EFFICIENZA FISICA CON LO YOGA

Studi nel campo della biologia molecolare hanno dimostrato che ci sono cambiamenti quantificabili con l’invecchiamento, in particolare nell’espressione genomica: possono essere quantificati cambiamenti nell’attività di specifici geni e cambiamenti nell’integrità di geni e telomeri.

Poiché lo Yoga può ridurre il danno ossidativo al DNA e ridurre l’invecchiamento cellulare, i ricercatori dell’All India Institute of Medical Sciences  (AIIMS), la principale fonte di ricerca medica e istituzione clinica in India, hanno deciso di determinare se lo Yoga può influire sulla stabilità dei telomeri.

Un loro studio del 2018 ha rivelato che lo Yoga può avere un effetto protettivo sulla lunghezza dei telomeri e sull’enzima telomerasi responsabile del mantenimento dei telomeri.

Infatti, lo Yoga può stimolare gli enzimi che degradano le specie reattive dell’ossigeno (ROS).

I ROS sono sottoprodotti naturali del normale metabolismo dell’ossigeno che durante i periodi di stress ambientale possono aumentare notevolmente, causando danni significativi alle strutture cellulari; questo fenomeno è noto come stress ossidativo.

Stimolando gli enzimi che degradano i ROS, preveniamo il danno ossidativo alle sequenze di DNA telomerico, il che potrebbe spiegare questi risultati.

In un altro studio, i ricercatori di AIIMS hanno deciso di esplorare l’invecchiamento cellulare attraverso uno studio che in statistica si chiama “studio prospettico a braccio singolo”.

Dopo appena 12 settimane di un intervento sullo stile di vita basato sullo Yoga e sulla meditazione, 96 individui sani hanno ottenuto miglioramenti significativi nei biomarcatori dell’invecchiamento cellulare rispetto ai valori basali.

ROS e cortisolo erano significativamente più bassi e l’attività della telomerasi aumentava significativamente, suggerendo un tasso ridotto di invecchiamento cellulare nei praticanti di Yoga.

Tra il 1960 e il 1994 la popolazione di 85 anni e più negli Stati Uniti è cresciuta del 274% e questo fatto, insieme alla maggiore longevità, è significativo poiché gli anziani spendono tre volte di più in assistenza sanitaria rispetto alle loro controparti che ancora lavorano.

Pertanto, è importante comprendere meglio la fisiopatologia dell’invecchiamento e le possibili terapie per rallentarne gli effetti negativi.

Il normale processo di invecchiamento comporta numerosi cambiamenti fisiologici.

Ad esempio, vi è un’alterazione della meccanica polmonare, della forza muscolare respiratoria, dello scambio gassoso e del controllo ventilatorio, che sono il risultato complessivo della degradazione di strutture anatomiche come i bronchioli, gli alveoli e i muscoli intercostali.

Il sistema renale è influenzato in modo simile dall’invecchiamento poiché la perdita del tessuto corticale dei reni influenza direttamente la velocità di filtrazione, che si traduce in anomalie di liquidi ed elettroliti ed eventuale insufficienza renale.

Mentre caratteristiche patologiche specifiche non sono state identificate per la senescenza del tratto gastrointestinale, i cambiamenti nella funzione neuromuscolare, i cambiamenti nella struttura del tratto gastrointestinale stesso e i cambiamenti nelle funzioni di assorbimento e di secrezione modificano tutti i normali processi gastrointestinali.

Allo stesso modo, la dimensione del fegato diminuisce dopo i cinquant’anni, portando a una diminuzione della sintesi proteica, come i fattori della coagulazione.

I comuni cambiamenti endocrini includono la menopausa nelle donne e un lento declino del testosterone negli uomini.

Anche l’immunità mediata dai linfociti T è compromessa e gli anziani sono più suscettibili alle infezioni e alle malattie trasmissibili.

Per quanto riguarda i cambiamenti neurali, gli anziani perdono dal 6% all’11% della loro corteccia cerebrale, il che può portare a un declino del funzionamento cognitivo e può anche facilitare processi neurodegenerativi come l’Alzheimer, il Parkinson e le malattie di Huntington.

Si stima che la genetica spieghi solo il 35% della durata della vita e il declino fisico e cognitivo della vecchiaia.

L’invecchiamento è infatti un processo multifattoriale che include fattori di stile di vita come la dieta e lo stress.

È interessante notare che l’unico tipo di dieta finora associato alla longevità è una dieta a base vegetale, come osservato negli studi epidemiologici di Okinawa, in Giappone, e di Loma Linda in California, tra le altre cosiddette “zone blu” di popolazioni longeve.

Anche il sostegno sociale, familiare e di comunità è un fattore significativo nel determinare la salute e la mortalità.

Gestire lo stress, mantenere un peso sano e un’attività fisica regolare può promuovere la longevità.

Lo Yoga può fornire molti dei benefici dell’esercizio come il mantenimento della funzione cardiovascolare e respiratoria ma può anche allungare i telomeri, che sono le estremità dei cromosomi, importanti per l’integrità genomica, che sono noti per deteriorarsi con lo stress cronico e l’invecchiamento e che sono, quindi, marcatori genetici della salute e dell’invecchiamento cellulare.

Sia i comportamenti sani che gli interventi mente-corpo influenzano positivamente l’integrità dei telomeri.

Dato che le pratiche del corpo-mente, come lo Yoga, hanno influenze positive su stress, capacità di recupero e vari aspetti relativi alla salute complessiva dell’organismo, vi sono buone prove che lo Yoga ha un’influenza positiva sull’invecchiamento.

Ad esempio, alcune forme meditative dello Yoga, come il Kundalini Yoga (in particolare la meditazione Kirtan Kriya), sono state utilizzate per aumentare il flusso sanguigno cerebrale in aree della corteccia prefrontale associate all’attenzione e hanno dimostrato di migliorare la memoria attraverso una maggiore connettività nel Default Mode Network (DMN) del cervello, una rete neurale distribuita in diverse regioni corticali e sottocorticali, che viene generalmente attivata durante le ore di riposo e di attività “passive” e che è un’area comunemente coinvolta nei disordini neurodegenerativi.

Le pratiche di respirazione Yoga (Pranayama) possono contribuire alla longevità riducendo lo stress, aumentando l’attività del sistema nervoso parasimpatico (PNS) e abbassando l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA).

Infatti, la respirazione yogica stimola i nervi vago afferenti, che sono la via periferica primaria del PNS.

La ricerca nel campo dello Yoga ha mostrato i miglioramenti nel funzionamento fisico negli anziani.

In una recente analisi, i ricercatori australiani e svedesi hanno esaminato sei studi di qualità metodologica relativamente alta, per un totale di 307 partecipanti, e hanno scoperto che gli esercizi basati sullo Yoga hanno prodotto piccoli miglioramenti nell’equilibrio e miglioramenti medi nella mobilità fisica nelle persone di età superiore ai 60 anni.

Pertanto, lo Yoga può contrastare l’immobilità e le fratture da cadute che sono entrambe associate alla senescenza. Uno studio del 2017 presso l’Università Picardie Jules Verne in Francia ha riscontrato miglioramenti nel funzionamento fisico, in particolare la propriocezione.

Con l’invecchiamento, l’inizio dell’andatura è influenzato dal degrado funzionale, ma i ricercatori hanno scoperto che un gruppo di anziani praticanti Yoga aveva un’attivazione muscolare della parte inferiore della gamba e un modello di avvio dell’andatura più stabile rispetto a un gruppo fisicamente attivo di anziani camminatori.

Infine, uno studio di 32 settimane della University of Southern California (USC) ha confrontato venti adulti in media di 70 anni che frequentavano corsi di Hatha Yoga della durata di 60 minuti. Il programma includeva posture fisiche e Pranayama, e i risultati hanno rivelato miglioramenti significativi nella funzione fisica e nella forza degli arti inferiori, che corrispondono ai miglioramenti biomeccanici annotati in precedenza.

Inoltre, numerosi benefici cognitivi sono stati riscontrati negli anziani che praticano lo Yoga.

In uno studio condotto nel 2005 nello Psychiatric Neuroimaging Research Program del Massachusetts General Hospital, i ricercatori hanno utilizzato la risonanza magnetica per valutare lo spessore corticale in 20 partecipanti con una vasta esperienza meditativa.

I partecipanti non erano monaci, erano tipici praticanti della meditazione occidentale.

Mentre alcuni erano insegnanti di meditazione, altri hanno intrapreso carriere tradizionali in settori quali la legge e l’assistenza sanitaria.

I ricercatori hanno scoperto che la meditazione può essere associata a cambiamenti strutturali nelle aree del cervello che sono importanti per l’elaborazione sensoriale, cognitiva ed emotiva.

Questi risultati sono significativi, perché suggeriscono che la meditazione possa influire sui declini correlati all’età nella struttura corticale.

Uno studio successivo condotto dall’Istituto israeliano Albert Einstein Hospital di San Paolo, in Brasile, è stato il primo studio ad esaminare lo spessore corticale cerebrale (CT) nelle donne anziane praticanti Yoga rispetto alle non praticanti.  Ventuno donne praticanti di Hatha Yoga anziane sono state reclutate dagli studi di Yoga locali e la loro CT cerebrale è stata confrontata con 21 donne non praticanti dello stesso sesso e attività fisica.

Lo studio ha rilevato una CT significativamente maggiore nel lobo prefrontale sinistro nelle donne che avevano praticato Yoga per un minimo di 8 anni.

Questi risultati, ancora una volta, suggeriscono che la pratica dello Yoga può avere un impatto positivo sulla salute mentale tra gli anziani attraverso i suoi effetti neuroprotettivi.

I ricercatori hanno anche studiato l’impatto dello Yoga a lungo termine o la pratica della meditazione sull’intelligenza fluida, una funzione cognitiva che implica la capacità di risolvere nuovi problemi, utilizzare la logica in modi nuovi e identificare i modelli.

Questa capacità tende a raggiungere il picco all’inizio della vita e diminuisce quando entriamo nella vecchiaia.

Con il panorama tecnologico in rapida evoluzione, la capacità di mantenere l’intelligenza fluida nella vecchiaia sarà fondamentale per rimanere presenti e sapersi adattare.

In questo studio, l’intelligenza fluida è diminuita più lentamente nelle persone che da tempo erano praticanti di Yoga e meditazione rispetto a chi non praticava.

Le reti neurali funzionali di chi praticava Yoga e meditazione erano inoltre più resistenti ai danni rispetto a quelle dei soggetti che non praticavano.

Inoltre, uno studio dell’Università dell’Illinois ha rilevato che otto settimane di pratica regolare dello Yoga hanno portato a migliorare le prestazioni della memoria in adulti anziani sedentari rispetto a un gruppo di che praticava stretching, indicando così che la componente di consapevolezza dello Yoga è fondamentale per la sua efficacia.

Questi miglioramenti sono stati mediati da una diminuzione della risposta allo stress misurata da misurazioni di cortisolo salivare (un biomarker di stress) e suggeriscono che lo Yoga può ripristinare l’equilibrio nei sistemi di regolazione dello stress negli anziani, prevenendo così il declino cognitivo.

In sintesi, questi risultati incoraggianti suggeriscono che lo Yoga può essere una strategia praticabile per rallentare il processo di invecchiamento e mantenere la salute fisica e cognitiva in età avanzata.

Prove future con campioni più ampi e follow-up a lungo termine ci aiuteranno a comprendere meglio i meccanismi alla base dei benefici cambiamenti biochimici indotti dalle pratiche Yoga.

AUTORI:

Nikhil Rayburn: è cresciuto praticando Yoga sotto gli alberi di mango ai tropici. È un insegnante di Kundalini Yoga certificato e ha insegnato yoga a bambini e adulti nel Vermont, New Mexico, Connecticut, India, Francia e Mauritius. È un collaboratore regolare della newsletter del Kundalini Research Institute ed esplora le attuali ricerche sullo Yoga.

Sat Bir Singh Khalsa, Ph.D. è il direttore della ricerca KRI (Kundalini Research Institute), direttore della ricerca per il Kripalu Center for Yoga & Health e Assistant Professor of Medicine presso la Harvard Medical School. Ha praticato uno stile di vita come insegnato dal Kundalini Yoga dal 1973 ed è un istruttore Kundalini Yoga certificato KRI. Ha condotto ricerche sullo Yoga per l’insonnia, lo stress, i disturbi d’ansia e lo Yoga nelle scuole pubbliche. È redattore capo dell’International Journal of Yoga Therapy e The Principles and Practice of Yoga in Health Care e autore della Harvard Medical School ebook Your Brain on Yoga.

   

Devmurti Kaur

Kundalini Yoga teacher IKITA and K.R.I. international certification

 

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